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Il Burkina Faso · Sahel

Gorom-Gorom,
l'ultima città prima del deserto.

Nel linguaggio Songhai il suo nome significa "sedetevi, sediamoci". Una città del Sahel immersa in un mare di dune e spazzata dai venti — dove ogni giovedì il mondo nomade si dà appuntamento nel mercato più colorato del Burkina Faso.

Gorom-Gorom, mercato del giovedì nel Sahel
Il cuore del Sahel

290 km a nord-est di Ouagadougou, ai margini del deserto

Gorom-Gorom è l'ultima città prima delle dune solitarie e dei silenzi sibilanti del Sahara. Ai margini del deserto, a breve distanza dal confine con Mali e Niger, è uno dei luoghi più remoti e affascinanti dell'Africa occidentale — una frontiera del mondo dove la vita si misura in carovane, pascoli e pozzi.

La popolazione è prevalentemente nomade: Tuareg — i famosi "uomini blu del deserto", di origine berbera, che per duemila anni hanno dominato il commercio carovaniero transahariano —, Peul Fulani, Bella, Maure e Songhaï si mescolano nel dedalo di case in mattoni banco del pittoresco quartiere antico, attorno a piccole e graziose moschee merlate dalle sagome gentili.

Ogni giovedì la città si trasforma: vi si svolge il mercato più grande, colorato e interessante del Burkina Faso, forse dell'intero Sahel — uno dei pochi luoghi al mondo dove si pratica ancora il baratto, senza denaro.

📍
Posizione
Nord-est del Burkina Faso, regione del Sahel
👥
Popolazione
Tuareg, Peul Fulani, Bella, Maure, Songhaï
🏛️
Architettura
Case e moschee in mattoni banco (fango)
🛒
Il mercato
Ogni giovedì — il più grande del Sahel
🌡️
Clima
Saheliano — venti di sabbia, dune, temperature estreme
Il giovedì di Gorom-Gorom

Un pellegrinaggio nel deserto

Il mercoledì sera inizia il movimento: carovane di carri con asini, cammelli e motociclette cariche di merci convergono da tutto il deserto verso Gorom-Gorom percorrendo decine di chilometri di piste sabbiose. C'è chi cammina per 30 miglia con solo una manciata di pomodori da vendere. Il mercato non è solo commercio — è il ritmo stesso della vita nomade, il momento in cui il Sahel si riconosce e si incontra.

I pastori Tuareg vestiti di indaco con il pugnale d'argento alla cintura, i Peul Fulani con le loro elaborate pettinature impreziosite da argenti, i Bella — ex schiavi dei Tuareg che ne hanno adottato lo stile di vita nomade — e gli agricoltori Songhaï con vesti giallo brillante e turbanti rossi. Le donne Peul portano boubou dai colori vivaci, i capelli intrecciati con perle, grandi orecchini rotondi d'oro e d'argento e tatuaggi scuri intorno alla bocca. Al mercato si trova vasellame di terracotta, spezie, granaglie, stoffe, bestiame. E i sapori del deserto: i dolci datteri, il lait caillé. In un angolo separato, capre, pecore, muli e bufali cambiano mano. Uno dei pochi mercati al mondo dove si pratica ancora il baratto puro, senza denaro.

🔵

I Tuareg

Gli "uomini blu del deserto": nomadi berberi che per duemila anni hanno guidato le carovane transahariane. Avvolti in indaco, con turbanti e pugnali d'argento.

🟡

I Peul Fulani

Pastori nomadi dalle elaborate pettinature con argenti e perle. Le donne sono famose per i tatuaggi facciali scuri e i boubou dai colori vivacissimi.

🟠

I Songhaï

Agricoltori stanziati, con vesti giallo brillante e turbanti rossi. Eredi di uno dei grandi imperi medievali dell'Africa occidentale, che resistette per secoli.

Dal diario di viaggio

Il bambino dal visino smunto e la ciotola vuota

L'ho visto muovere verso di noi appena scesi dal pullmino, al mercato di Gorom-Gorom. Aveva una andatura veloce, ma al tempo stesso affaticata, timida, circospetta, che lo portava quasi a strisciare i piedi nudi sulla strada polverosa. Era uno scricciolo con il visino smunto e gli occhi tristi, il corpicino sottile affogato in una camicia di jeans sporca e sdrucita, di almeno 2-3 taglie più grande, che gli arrivava fino alle ginocchia. Tra le braccia, stretta gelosamente al petto, aveva una grossa ciotola metallica, lucida e vuota, che mostrava timidamente, biascicando qualche parola appena udibile e incomprensibile, ma il cui senso era chiaro: "una moneta, un boccone, qualsiasi cosa...". Avrà avuto 8-9 anni.

Non avevamo cibo con noi in quel momento, né monete, nelle tasche solo biglietti di grosso taglio. Per lunghi minuti rimase perciò in attesa nei paraggi, con viso affranto e occhi supplichevoli. Poi è arrivata Stefania, che aveva appena cambiato moneta nell'Ufficio Postale alle nostre spalle e che, senza parole, gli ha poggiato nella mano destra un soldino da 100 Franchi (15 cent di Euro). Dapprima lui esaminò con occhi sorpresi e attenti la moneta, immediatamente dovette realizzare che poteva bastare, la serrò forte nel pugno e, tra lo stupore divertito di tutti, si diede ad una corsa precipitosa, come un leprotto inseguito da una torma di cani, ogni tanto girandosi indietro per assicurarsi che nessuno lo inseguisse, fino a che non lo vedemmo sparire alla prima curva, inghiottito dal buio di un locale.

Tutti pensammo che avesse portato il soldino al suo sfruttatore, magari orgoglioso del lavoro compiuto. Lo abbiamo trovato ancora – qualche ora più tardi, di ritorno dal mercato – fermo accanto al pulmino. Con il braccio sinistro stringeva sempre, con atteggiamento geloso, la sua ciotola di metallo al petto, mentre con la mano destra vi attingeva grossi bocconi di una poltiglia che portava alla bocca già piena con gesti avidi e veloci.

Allora realizzai che non era circospezione la sua andatura affaticata e incerta, non era timidezza il suo flebile biascicare parole incomprensibili. Era fame. Semplicemente fame. La fame di chissà quanti giorni, che ormai gli toglieva la forza dalle gambe e il fiato dalle parole.

L'espressione con la quale l'ho guardato doveva essere davvero stupita e strana, perché mi sono sentito chiamare da un signore seduto su una panchina alle mie spalle, che evidentemente aveva seguito tutta la scena: "Companero, companero, il n'a pas parents!". È stato come ricevere una frustata. Mi sono girato e, mentre un brivido mi scorreva lungo la schiena, gli ho dato quella risposta. La risposta più vigliacca che potessi dare: "Monsieur, nous avons déjà donné de l'argent, je ne peux pas prendre tout le Burkina sur mes époux!"

Ciao bambino, ciao piccolo orfano affamato di Gorom-Gorom, che mi guardavi con occhi tristi e con un sorriso appena abbozzato mentre ti salutavo dal vetro del pulmino che ci portava via. Non ti ho chiesto neppure il nome. Potrai mai perdonarmi se, andando via, non ho saputo far altro che darti una banana? Potrò io mai perdonarmi?

— Franco, volontario APLA
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Aggiornamento sulla situazione attuale

Gorom-Gorom e l'intera regione del Sahel sono oggi interessate da una grave crisi di sicurezza. Dal colpo di stato militare del 2022 il paese è guidato dal capitano Ibrahim Traoré. La violenza jihadista ha causato milioni di sfollati interni e le zone del nord-est sono tra le più colpite del paese. APLA monitora costantemente la situazione e mantiene i suoi legami con le comunità locali. I nostri progetti continuano dove le condizioni lo permettono.

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