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A 40 chilometri a nord di Gorom-Gorom, dove le dune di sabbia avanzano ogni anno sulle terre degli allevatori: un villaggio bellissimo, sperduto, pieno di resistenza silenziosa.
Oursi si trova nella Provincia di Oudalan, nell'estremo nord del Burkina Faso, vicino ai confini con il Mali e il Niger. È considerata un confine ecologico e culturale: il punto in cui il Sahel cede definitivamente al Sahara.
Il paesaggio è quello tipico del Sahel sahariano: dune di sabbia ocra, pianure steppiche, e il cielo immenso che d'estate si carica di nuvole — l'unica stagione che porta vita. Chi vive qui, ogni giorno, lotta contro l'avanzata inarrestabile della sabbia.
A pochi chilometri dal villaggio si trova uno dei luoghi più sorprendenti del Burkina Faso: il Mare d'Oursi, un piccolo lago poco profondo circondato da colline sabbiose e pianure steppose. In un paesaggio dominato dalla siccità, questo specchio d'acqua appare quasi miracoloso.
La sua importanza è riconosciuta a livello internazionale: dal 1990 è inserita nell'elenco dei siti Ramsar — le zone umide di importanza mondiale — con un'area protetta di 35.000 ettari. Il lago è un punto di sosta cruciale per gli uccelli migratori trans-sahariani che si spostano tra l'Europa e l'Africa subsahariana.
Nelle annate di buone piogge il lago si riempie e la vita esplode attorno all'acqua. Negli anni di siccità il livello scende drasticamente — e con esso la speranza delle famiglie che dipendono dall'acqua e dai pascoli della zona.
Una delle poche zone umide del Sahel di importanza internazionale per la biodiversità. Ospita uccelli migratori trans-sahariani che nidificano nella Regione Paleartica.
Oursi è terra di incontro tra popoli nomadi e semi-nomadi che da secoli abitano il Sahel. Le etnie principali sono i Tuareg — i "nomadi blu del deserto", così chiamati per i loro caratteristici abiti indaco — i Peul (Fulani), tradizionalmente pastori, e i Bella. A questi si aggiungono comunità Songhai, eredi dell'antico impero che dominò questa regione nel XVI secolo.
La vita ruota attorno all'allevamento: zebu, capre e cammelli sono il patrimonio delle famiglie, e le migrazioni stagionali verso pascoli meno aridi fanno parte del ritmo dell'anno. L'agricoltura di sussistenza è possibile solo durante la breve stagione delle piogge estive.
La siccità crescente e il processo di desertificazione mettono a dura prova questo equilibrio antico. Ma oggi, a rendere tutto ancora più difficile, c'è una minaccia nuova: la violenza terroristica.
Dal 2015, la Regione del Sahel è diventata uno dei territori più colpiti dall'insurrezione jihadista in Africa occidentale. Gruppi armati provenienti dal Mali e dal Niger attaccano villaggi, convogli e strutture pubbliche. La Provincia di Oudalan — quella di Oursi — è tra le più colpite.
Le conseguenze sulla vita quotidiana sono devastanti: a Oursi le scuole, i centri sanitari e gli edifici pubblici sono chiusi. Le famiglie abbandonano i villaggi per cercare sicurezza nelle città. I ragazzi crescono senza poter studiare, esposti a rischi crescenti.
In Burkina Faso sono state chiuse quasi 6.000 scuole, privando oltre un milione di bambini del loro diritto all'istruzione. Nel nord del paese la situazione è tra le più gravi del continente africano.
Nel 2000, gli archeologi delle Università di Francoforte e di Ouagadougou scoprirono qualcosa di straordinario ai margini di Oursi: sotto appena un metro di detriti era nascosta una delle strutture medievali meglio conservate dell'Africa occidentale.
Il sito, battezzato Oursi hu-beero — "la grande casa di Oursi" in lingua Songhay — risale al X–XI secolo d.C. e comprende 25 stanze distinte, ricche di oggetti che hanno restituito un quadro vivido della vita nell'Età del Ferro saheliana. Nel 2005 è stato costruito un piccolo museo locale per rendere accessibile questo patrimonio alla comunità.
"Sotto i piedi di questo villaggio saheliano, dove sembra non ci sia nulla, dormono dieci secoli di storia."
— Dalle cronache degli scavi, 2000–2001
A Oursi non ci sono più scuole aperte. Gli edifici pubblici sono chiusi a causa dell'insicurezza, e i ragazzi che vogliono studiare non hanno altra scelta: devono lasciare il proprio villaggio e raggiungere le città dove è ancora possibile farlo.
APLA sostiene questo coraggio. Grazie alle borse di studio dell'associazione, i ragazzi e le ragazze di Oursi possono frequentare la scuola secondaria, un corso di formazione professionale o — per i più grandi — l'università, nelle città che ancora offrono questa possibilità: Gorom-Gorom, Dori e Ouagadougou.
Sono 30 i giovani che APLA sostiene attualmente. Ognuno ha scelto di non arrendersi, di non lasciare che la violenza distrugga anche il proprio futuro.
A Gorom-Gorom e Dori, i più giovani completano il ciclo scolastico che a Oursi non è più possibile frequentare.
Un mestiere concreto, una competenza spendibile: i corsi professionali aprono porte che il villaggio non può più offrire.
A Ouagadougou, per chi ha la determinazione di farcela: il traguardo più ambizioso, e il più trasformativo.
Scopri il progetto borse di studio e come puoi aiutare concretamente.
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